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Fino a poco tempo fa appariva assurdo soltanto pensare che esistesse l’usura bancaria. Tale fenomeno sembrava essere, infatti, una mera “invenzione” di qualche povero disperato o fallito a cui, non essendo in grado di onorare pur ingenti debiti verso un istituto di credito, non restava altro che esternare la propria rabbia assimilando il comportamento tenuto dalla banca al triste fenomeno criminale.

Ancora oggi, malgrado l’attenzione con cui i mass media si sono interessati a procedimenti penali divenuti eclatanti più che altro per i soggetti iscritti sul registro degli indagati, noti nel mondo della finanza e del settore bancario, pochi cittadini o imprenditori sanno, effettivamente, in cosa consista l’usura bancaria, quali siano i fattori che la determinano e le conseguenze nefaste per l’economia dell’intero Paese: quando un’impresa è costretta a chiudere i battenti, infatti, non è solo l’imprenditore a restare senza lavoro, bensì, anche i dipendenti. E’ facile immaginare, allora, le conseguenze quando ad essere colpite da pretese illecite da parte delle banche siano, in un Paese, non una ma migliaia di imprese: si distrugge la piccola-media imprenditoria, ossia, il motore del sistema economico.

Ma come può, in concreto, accadere che una pretesa bancaria si riveli usuraria od estorsiva? E quali sono gli strumenti di aiuto che possono essere offerti ad una vittima?

Occorre, innanzitutto, tenere presente che, quasi mai, un contratto appare, a prima vista, usurario in quanto le banche, nel pattuire, ad esempio, il tasso di interesse debitore, sono ben attente affinchè esso non superi il tasso soglia e non sia, dunque, manifestamente usurario.

Nel corso del rapporto, però, la banca, come è noto, non chiede soltanto gli interessi debitori, ossia, il corrispettivo del capitale finanziato. Si considerino, ad esempio, le spese per istruttoria di un mutuo, gli ulteriori servizi imposti al fine di ottenere un finanziamento da parte di una società finanziaria, le commissioni di massimo scoperto addebitate, in ogni trimestre, in un rapporto di apertura di credito e il cui costo diviene, per il correntista, ancora più gravoso a causa della loro illegittima capitalizzazione trimestrale unitamente a quella degli interessi debitori e degli altri oneri. E’ più facile, allora, comprendere, sin da ora, come possa verificarsi che il tasso annuo effettivo globale applicato dalla banca sia usurario laddove superi il cd. tasso soglia o sia comunque sproporzionato rispetto alla somma finanziata.

Bisogna considerare, inoltre, che molti dei costi che hanno contribuito a determinare il saldo vantato dalla banca (si pensi, ad esempio, al saldo trimestrale in un rapporto di apertura di credito in conto corrente) sono stati riconosciuti illegittimi dai giudici di merito e di legittimità che, costantemente, condannano le banche a “depurare” l’intero rapporto da tali illegittimi addebiti restituendo l’eventuale credito risultante a favore del correntista o riducendo il debito che appare negli estratti conto o nel decreto ingiuntivo.

Al solo fine di fornire un’idea di quali possono essere stati gli effetti, in un rapporto di conto corrente, della capitalizzazione degli interessi debitori si consideri, ad esempio, che l’utilizzo di un fido di 100.000.000 di vecchie lire ad un tasso d’interesse debitore pari al 20%, può comportare, dopo dieci anni, per effetto della capitalizzazione trimestrale, una posizione debitoria pari ad oltre 700.000.000 di lire a fronte dei 300.000.000 che sarebbero dovuti secondo legge ossia senza alcuna capitalizzazione. Se si aggiungesse, su quel rapporto, anche l’aggravio dovuto all’addebito trimestrale delle commissioni di massimo scoperto di entità pari, ad esempio, all’1% e alla loro capitalizzazione, dopo dieci anni, l’utilizzo di quei 100.000.000 a quel tasso d’interesse debitore e con quella commissione di massimo scoperto, determinerebbe un debito di oltre un miliardo.

Appare superfluo, allora, spendere ulteriori parole per spiegare come possa determinarsi l’usura bancaria. Non sono mancati e non mancano, tuttavia, difensori delle banche e, addirittura, funzionari dello Stato preposti alla lotta al crimine che hanno sostenuto una presunta differenza tra l’usura criminale e quella bancaria ritenendo le vittime di quest’ultima meno tutelabili delle vittime del classico cravattaro. E’ ovvio, però, che le “teorie” di questi soggetti – talvolta “reduci” da esperienze lavorative quali consiglieri di amministrazione di importanti istituti di credito- sono state già smentite dai giudici amministrativi che hanno riconosciuto l’equiparazione tra l’usura bancaria e usura criminale. L’usura bancaria, anzi, costituisce una circostanza aggravante che comporta un aumento della pena a carico dei responsabili così come sancito dall’art. 644 cod. pen. .

Esiste -ed è inutile negarlo- l’usura bancaria, quindi, così come esiste l’usura criminale. Ed esiste l’estorsione bancaria così come esiste il racket. Ci sono vittime che, proprio come le persone offese dai criminali, hanno perso la casa, la serenità e, in qualche caso, hanno anche perso la vita per colpa di debiti che, in realtà, non esistevano o apparivano ben superiori a quanto legittimamente dovuto.

 

Avvocato Roberto Di Napoli

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